Non più flirt solo amoretti
Si vuole liberare la mentalità dell'italiano dalle imitazioni delle costumanze straniere
Nel "quindicesimo anno dell'Era Fascista, secondo dell'Impero", prende corpo una rigida campagna per la "dignità" della lingua nazionale. Si vuole, con sempre più insistenza e determinazione, liberare la mentalità dell'italiano dalle imitazioni delle costumanze straniere. Il degrado della lingua ha una radice snobistica, si sostiene, quindi, nel mirino delle attenzioni ci sono i luoghi di villeggiatura.
A Rimini è Il Corriere Padano che comincia una vivace polemica contro "l'imbarbarimento dell'idioma" che disonora la riviera. "Basta con i nomi esteri!" - inveisce il giornale il 28 luglio 1937. E ora di finirla con il vezzo di alcuni locali della nostra Riviera, I quali portano ancora nomi di pura marca estera. Cosa credono i signori proprietari di detti locali adoperando quei nomi di oltre frontiera, di rendere forse più eleganti ed aristocratici i loro locali? SI sbagliano, si sbagliano nel modo più assoluto. E' ora di finirla. Sarebbe cosa desiderabile che quei nomi, che non fanno loro certamente onore, fossero sostituiti con altri della nostra gloriosa lingua. Da oltre frontiera nulla abbiamo da copiare.
In ogni nostra manifestazione dobbiamo essere degni di questo clima imperiale, creato dal genio del Duce e dal martirio dei nostri gloriosi Caduti! Basta dunque. Con i nomi esteri!"
L'irruenza tutta romagnola e poco padana del giornale ottiene un effetto quasi immediato. Il Kursaal diviene Casinò Municipale; il Grand Hotel; Grande Albergo; l'Embassy; Circolo dell'Ambasciata; il Club Nautico; Società Nautica; il luna Park; Parco dei Divertimenti e così via.
Non tutti, però, sono solleciti ad accettare le nuove direttive. Nel 1938, per affrettare il cambiamento di alcuni "nomi di oltre frontiera", l'Amministrazione incoraggia gli albergatori e tutti gli esercenti turistici a cambiare le loro insegne luminose con luce al neon, concedendo benefici e agevolazioni solo a quelle in lingua italiana.
Messe al bando le parole straniere, tutto viene italianizzato e, a volte, anche con un pizzico di fantasia. Ora i giovani "impomatati" sempre a caccia di flirts dovranno accontentarsi di collezionare banali "amoretti" e stare attenti, all’occorrenza, a non chiedere più "pardon!" ma 'scusate" dando il dignitoso voi al le persone importunate al posto del "frigido" lei, "servile e straniero". Dal tabaccaio, poi, troveranno le sigarette Giuba e Stadio al posto delle Giubek e delle Sport.
I bar e i ritrovi notturni risentono maggiormente di questa rivoluzione linguistica, che s'inserisce, nel già avanzato di scorso autarchico della esaltazione del prodotto italiano e quindi anche della "consumazione italiana". Il liquore non è più "dry" o "extra dry" ma "secco" o "strasecco"; il cognac si chiama "arzente" e lo champagne è lo "sciampagna", anche se si preferisce brindare con lo spumante.
Il caffè è ora una miscela di surrogati e tra le bevande dissetanti s'impone il rosso carcadè, lontano parente del tè. La cucina, che nei pranzi ufficiali e nei grandi alberghi è sempre stata internazionale, diviene tutta italiana e dal "menù", ora "lista dei cibi", scompaiono le parole francesi.
Nel recupero schietto e genuino dell'arte culinaria locale si avvantaggiano le tagliatelle, i cappelletti, gli strozzapreti e la piada.





