Stop ai "giuochetti d'ombrellone"
A causa della guerra vengono abolite manifestazioni mondane e notturne
Nel 1940 la chiusura anticipata delle scuole favorisce un incremento delle prenotazioni d’appartamenti, ville e alberghi fin dai primi di giugno, poi il bel tempo richiama sulla spiaggia una considerevole massa di bagnanti. Sembra, insomma, una stagione come tutte le altre. La gran macchina turistica riminese è in movimento e tutto è pronto per dare inizio alla "bagnatura".
L'atmosfera di felice attesa precipita il 10 giugno con l'entrata in guerra dell'Italia. Quel giorno il ritmo dell'estate ha un sussulto. Immediatamente tutte le manifestazioni mondane e notturne vengono abolite; il calendario dei festeggiamenti si orienta principalmente verso attività diurne a carattere sportivo.
La vita sulla spiaggia non subisce molti cambiamenti; si cerca però di evitare "i giuochetti d'ombrellone", ritenuti dalla stampa, nell'attuale momento, "stoltissimi e vuoti". Scompare il costume a due pezzi, apparso timidamente nelle due estati precedenti.
La nuotata a largo o la remata in moscone assume l'impegno morale dell'allenamento fisico; la Società Nautica continua a proporre gare per tutte le imbarcazioni. Molto affollati, nel pomeriggio, sono i campi da tennis, il galoppatoio e il pattinaggio.
Tuttavia a richiamare i bagnanti alla dura realtà del momento, sono le prove delle sirene d'allarme che di domenica, alle 10 del mattino, deliziano la città.
Abolita quasi interamente la circolazione delle automobili, la bicicletta diventa la padrona incontrastata della strada. Sul lungomare Vittorio Emanuele III le "centinaia e centinaia" di biciclette creano "uno spettacolo davvero curioso".
Alle 11 di sera comincia il coprifuoco. I ritrovi chiudono e la marina s'immerge in una notte fonda e silenziosa.
Dal 13 luglio alcuni locali pubblici ottengono l'autorizzazione per mantenere, nelle ore vespertine, l'attività orchestrale. Il Casinò Municipale (Kursaal) ha il permesso di continuare il programma di musica fino alle ore 23.
Il provvedimento dà la sensazione di un ritorno alla vita notturna di un tempo e crea l'illusione di un allentamento della tensione. C'è persino chi si abbandona anche troppo alle seduzioni del ballo e alle distrazioni salottiere. In molte ville si organizzano feste, si ascoltano i dischi delle ultime novità americane, si riaffaccia il jazz.
Ad esprimere l'inopportunità certi divertimenti, interviene Camillo Campana sul Corrlere del Mare. Il giornalista il 12 agosto, scrive: "In questo momento c'è chi offre la vita per la Patria ed è semplicemente vergognoso, per chi rimane a casa, divertirsi spudoratamente. Fate dello sport, signori e signore, o meglio ragazzi e signorine, correte in tandem, giocate a tennis, nuotate, remate, scattinate, ma niente balli niente manifestazioni snobistiche e, poiché siamo in argomento, diremo anche meno parole francesi, o peggio ancora Inglesi". "Chi rimane a casa", non si rende ancora perfettamente conto della situazione ed è portato a cedere all'incantesimo della bella stagione. "C'è molta gente ancora, molta, troppa che dimostra di dimenticare che la nostra Patria è in guerra", incalza Nevio Matteini dalle stesse colonne del Corriere del Mare, al tramonto di un'estate che precipita con incosciente euforia.
Con questi richiami ad una realtà spietata, alla quale ancora non si vuole credere, si conclude questo itinerario sul costume e sulla moda balneare riminese cominciato agli inizi degli anni Venti. Dovrà passare del tempo prima che una gioventù nuova, disinvolta e spensierata riacquisti la voglia di vivere la vacanza e riprenda il gusto dei "giuochetti da ombrellone". E più ancora perché ricominci la "pazza corsa" dell'estate riminese.




