Gli anni '20: la donna si veste per spogliarsi

Il dopoguerra indirizza la moda verso un abbigliamento più libero e disinvolto

Il desiderio di movimento e d’allegria, che si manifesta con gli entusiasmi per il jazz e per il charleston, e i nuovi mezzi di comunicazione, la bicicletta, l'automobile, i tram, richiedono un vestiario pratico e sportivo....

Estate Vacanze Rimini Riviera AdriaticaLa donna è più audace, vuole divertirsi e... scandalizzare: fuma, guida l'auto e si scatena nel ballo. Sull'onda della moda americana indossa abiti dalla linea scivolata e sbarazzina, confezionati con stoffe leggerissime. I vestiti hanno la cintura molto bassa, disegnano i fianchi e mettono a nude braccia e spalle le gonne corte, poi, fanno uscire allo scoperto le ginocchia e le scollature larghe e profonde sì fanno avventurose. Scompare il reggipetto, sostituito dalla brassière, che fascia ed appiattisce: il fisico è snello e sotto l'abito il seno deve essere appena accennato. I capelli hanno il taglio corto "à la garçonne" e ostentano invitanti tirabaci, che sfiorano appena gli zigomi. I gioielli lasciano il posto alla bigiotteria e due o tre giri di collane di finte perle scendono sul davanti fin oltre la vita.
Per strada e nei pubblici ritrovi, dicono i cronisti riminesi, "farfalline” incipriate e dipinte ostentano "nudità ardite" da Cafè-Chantant, indossano vesti frivole, trasparenti e calze fatte quasi di nulla, talmente sottili ed evanescenti, che addirittura prendono il colore della pelle cui aderisce.
Nei confronti di un esagerato esibizionismo di certe "smorfiosette ridicole" che dimenticano le "leggi della verecondia e dell'onestà" si scaglia, con una violenta campagna giornalistica, il settimanale riminese L'Ausa. Il 4 luglio 1925, per l'ennesima volta, il periodico cittadino si domanda: "Che cosa si propongono queste signorine, che girano in pubblico mezzo denudate e sempre più denudate? Corrompere, destare fiamme di sensualità e d’impurità nel cuore degli adolescenti e trascinare la gioventù maschile sulla via della rovina fisica e morale?".
Ai rigidi criteri moralistici di una certa stampa, che fa pensare a donne disinibite, senza vergogna e senso del pudore, si aggiungono anche le considerazioni di chi, con molta pacatezza, tenta di avvertire nell'abbigliamento femminile i sintomi del cambiamento dei tempi. La Guida del Bagnante, al di fuori di eccessive preoccupazioni etico morali, il 19 luglio 1925, cerca simpaticamente di risolvere il dilemma: "Le donne si spogliano per vestirsi o si vestono per spogliarsi?".
Sulla spiaggia la moda registra un terremoto! Rotto ogni vincolo con la tradizione, le donne si spogliano con la massima disinvoltura. Il costume da bagno diventa sempre più mascolino e succinto. Le aderenti magliette modellano ed evidenziano le forme del corpo.
"E' una vergogna e uno schifo", continua a mugugnare L'Ausa, a proposito della "moda sfacciata e scandalosa". Sembra, insomma, che non esistano più quelle norme sul buon costume che un tempo regolavano certe consuetudini.
La vita in spiaggia, senza più la divisione tra uomini e donne, è svago, distrazione, divertimento. Si passeggia in libertà, si gioca, si scherza, si fanno pettegolezzi e maldicenze. Intanto, tra le tende, il cronista indiscreto annota inchini, baciamani, complimenti, tenerezze e qualche occhiata audace. In un ambiente che si trasforma rapidamente, sconvolgendo tradizioni e abitudini, c'è ancora chi crede che la galanteria sia un'arte e il flirt lo scopo principale dell'estate.
L'abbronzatura non furoreggia ancora, ma, se il nero sulla carnagione non convince, nei vestiti è molto di moda e alcune "ardite" bagnanti portano impressa sul pettorale dei loro nerissimi costumi da bagno la testa un po’ ingombrante di Mussolini.

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