Ritmi d'oltreoceano
Negli anni Venti, d'estate, la parola d'ordine è ballare
Ballano tutti! "E' proprio un miracolo se non ballano le sedie", scrive Il Popolo di Romagna il 28 luglio 1928 durante uno dei suoi soliti reportages sui ritrovi mondani riminesi.
Da ogni parte del lido, fino alle ore piccole, risuona l'eco delle orchestre e una folla elegante, dinamica, giovane si abbandona all'ebbrezza dei balli più moderni.
La ballomania, cosi la chiamano i cronisti, imperversa anche di pomeriggio. Questa smania collettiva attira più della spiaggia, degli sport marini, del tennis, dell'ippica e di qualsiasi altro divertimento. Non più abiti sicuri, colletti inamidati, scarpe di vernice: per danzare in spiaggia, di pomeriggio, è sufficiente il costume... da bagno.
Ma tutto ha un limite e l'eccessiva spregiudicatezza del vestiario richiama l'intervento dell'autorità di polizia. Dal 1928, specifiche norme vietano di ballare in costume da bagno, in accappatoio e in pigiama. In tenuta da spiaggia non si potrà più accedere néanche ai locali di pubblico divertimento (bar, cinema, ambienti sportivi).
Contro i balli moderni, ritenuti "una volgare insidia dell'onestà", si levano alte grida di protesta.
"I balli moderni vengono dalla taverna, dalle orge della Rivoluzione Francese", traggono la loro origine "dalle tribù indiane" e non sono altro che "avanzi delle antiche barbarie", scrive Il Diario Cattolico il 15 gennaio 1928.
Il ballo che maggiormente fa impazzire i giovani è il charleston; proviene dal profondo sud degli Stati Uniti, dalla città di Charleston, capitale della Carolina. Dopo aver conquistato il vecchio continente, questo ritmo infernale dilaga in tutti i locali notturni riminesi. Su Rimini la più bella spiaggia del mondo, il 31 luglio 1926, si legge che la nuova danza si è diffusa inizialmente "nei più sordidi ed equivoci sobborghi di New York, fra lenoni, donne di malaffare, negri e cinesi, ricettatori e ladri, in quei fumosi e sudici ambienti notturni della periferia dove si rimescolano tutti i vizi e le bassezze umane".
Un'origine cosi infima non impensierisce, però, la gioventù raffinata che soggiorna sul lido, disposta persino a pagare cifre da capogiro ad esperti maestri per imparare la nuova equivoca e scandalosa danza americana. Templi del charleston sono la Villa Isotta e il Grand'Italia, al Savoia e al Vittoria.
Del Charleston si scrive e si dice tutto il male possibile ed alcuni casi di morte improvvisa vengono persino attribuiti alle convulsive acrobazie di quel ballo.
Contemporaneamente al charleston esplode il jazz. "Il jazz - scrive Rimini la più bella spiaggia del mondo il 15 luglio 1928 - è il trionfo del ritmo e, il ritmo è il segreto della vita".
Il charleston e il jazz hanno il loro simbolo: la ballerina di colore Joséphine Baker. I periodici locali seguono, passo per passo, "questa grande interprete delle convulsioni isteriche e dell'epilessia, applicate all'arte di Tersicore". La venere nera è la danzatrice del momento, i suoi scandalosi virtuosismi mandano in visibilio gli smidollati spettatori del variètés fanno arrossire, scrive un giornale balneare riminese, "le persone timorate di mezza Europa".




