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    Addio Tabarin

    All'inizio degli anni Venti nascono nuovi luoghi di perdizione e lussuria, i Tabarin

    All'inizio degli anni Venti, l'ambiente notturno, espressione di un certo tipo di divertimento libero ed un po’ equivoco, che in precedenza si era identificato nel brioso ed eccitante Cafè-Chantant, subisce una sostanziale evoluzione. I nuovi luoghi di seduzione e di lussuria, che prosperano nelle grandi città, si chiamano Tabarin. Nel loro interno, nella penombra degli abat-jours, tra drappi di damasco rosso e profumi esotici, si muovono stravaganti nottambuli in cerca d’emozioni.

    In questi "paradisi" di voluttà e di dissipazioni finanziarie, artisti di tutti i calibri cantano e recitano le storie angosciose e le avventure di bandoleros, gitani, gigolò, apaches e di tutti i diseredati e gli sbandati d’ogni latitudine Il clima che si respira in queste "taverne" vuole evocare la pampa argentina i deserti dell'Arizona, le periferie e i bassi fondi delle metropoli. Anche due idoli della canzone italiana s'inseriscono in questo particolare ambiente e con uno stile personale raggiungono un notevole successo: la "divina" Anna Fougez, che lancia le canzoni Ladra, Vipera e Addio mia bella signora e il tenebroso Gino Franzi, che con il frac e il mantello nero foderato di raso azzurro propone Addio Tabarin e Spazzacamino.
    Rimini, punto d'incontro estivo di gaudenti viveurs cosmopoliti, non può rimanere estranea alla nuova moda che investe il mondo dei divertimenti notturni e coinvolge, con la musica leggera, il gusto e il costume di una generazione. Nell'inquieta estate del 1922, mentre le tensioni sociali trascinano il paese sull'orlo della guerra civile e creano un clima di grandi attese, per "la folla brillante dei nottambuli e di quanti amano le ebbrezze e le... brezze marine, al dolce sorgere dell'alba (Gazzettino Azzurro, 16 luglio 1922), viene inaugurato, al Kursaal, un Tabarin. Il luogo di "perdizione", inserito al massimo "tempio" dell'eleganza cittadina, non ha nulla a che fare con le "sale riservate" del Kursaal, dove lo sfarzo delle feste si mantiene ancorato alla più rigida tradizione aristocratica e una rigorosa etichetta vieta l'ingresso a coloro che non abbiano l'abito da sera; il Tabarin si apre nelle sale del Caffè-ristorante. Qui "belle donnine e giovanotti spensierati", scrive Cronache Azzurre il 20 luglio 1922, si divertono a ballare dalla mezzanotte in poi al suono di un quartetto più unico che raro". Il Tabarin è la novità dell'estate. Il successo che ottiene lascia increduli persino i sostenitori dell'iniziativa e manda in bestia i soliti benpensanti. Riferisce il Gazzettino Azzurro: "Vi si danza con brio indiavolato, vi si stura lo champagne, vi s’innalza un festoso inno alla vita e alla bellezza". Quel festoso inno alla vita di gigolettes e apaches forestieri e nostrani, chiude l'estate del 1922, ma segna nella storia rivoluzionaria del costume balneare un altro passo avanti in quel folle mondo del divertimento notturno riminese. La storia del Tabarin del Kursaal, però non è priva di difficoltà. Ogni anno, contro quella "scuola del vizio e della corruzione", dove si "balIa seminudi, si contano cose orribili e si recitano sciocchezze oscene" (così si esprime il Diario Cattolico il 30 giugno 1928), si levano forti critiche. Nel 1930 il triste epilogo: una tenace campagna per la moralità delle spiagge induce le autorità a non concedere più il permesso d’apertura "a ritrovi notturni vergognosi e sudici". E il Tabarin del Kursaal rimane chiuso.

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