Piadina Romagnola Igp: qualcuno è contrario

Da ottobre scorso la Piadina romagnola ha diritto all’indicazione geografica protetta, il label europeo che viene concesso ai prodotti regionali che sono riconosciuti tipici di un territorio.

L’indicazione Igp è stata fortemente voluta dai produttori di piadina delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, più i comuni della provincia sud i Bologna (a sud del fiume Sillaro) con il sostegno della Confartigianato e della Cna della Romagna e del Servizio Percorsi Qualità Relazioni Mercato e Integrazione di Filiera della Regione Emilia-Romagna.

Tutti questi soggetti, insieme, hanno stilato un elenco molto preciso di quali sono gli ingredienti di questo “pane romagnolo” e di come debba venire preparato. A molti questo risultato è sembrato un successo. A molti tranne uno, guru della gastronomia romagnola. Si tratta di Graziano Pozzetto, che sostiene che l’indicazione geografica protetta nei fatti ribalta il significato originale di questo prodotto della gastronomia regionale.

Secondo Pozzetto “grazie” a questo riconoscimento tra dieci o vent’anni la Romagna si troverà ad avere solo una piadina industriale. Infatti, secondo lo studioso, il marchio Igp non assicura che gli ingredienti per la produzione della piadina siano veramente prodotti in Romagna. Alla sua protesta si sono uniti anche altri soggetti, come Slow Food, Confesercenti di Cesena, Forlì e Ravenna, più le associazioni degli agricoltori. Il rischio, secondo Pozzetto, è che poi i locali debbano adattarsi alla grande distribuzione: magari un chiosco di piadina dovrà chiudere perché non produce esattamente secondo la carta stabilita. Ci troveremo così con tante piadine secondo la “ricetta tradizionale” nei supermercati e con la piadina fresca che non si può vendere.

Ma chi è Graziano Pozzetto? Un giornalista, scrittore, gastronomo e ricercatore e autore. Ha firmato diversi testi, tra cui “C’era una volta il formaggio di Fossa. C’è ancora?”, “Lo scalogno di Romagna”, “La piadina romagnola tradizionale” e “Lo squacquerone di Romagna”. È tra i fondatori del movimento Slow Food.

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